Libertà e inclusione: le nostre giornate di trekking

Prima di partire per il trekking la redazione web ha uno scambio di SMS a base di risate e ultime raccomandazioni. Qualche riflessione ci accompagna sino alla partenza… Se è vero che i momenti aggregativi sono fondamentali per motivare l’individuo a percorrere delle vie d’inclusione che gli consentano vuoi l’esperienza fisica vuoi il momento di gruppo, grazie al trekking si sopperisce agli ordinari limiti della sofferenza psichica. Si hanno infatti sia dei risultati a breve termine, sia a lungo termine per mezzo del benessere conquistato.

Quindi faticare e lavorare uguale conoscenza dei propri limiti e conseguente rimodulazione della propria personalità.

Forse il nostro pensare ha attinto anche ai materiali provenienti dalle precedenti edizioni e che abbiamo avuto modo di saggiare grazie a un incontro avvenuto tempo prima in Dipartimento…

Quando tutto il gruppo si è radunato, lasciamo alcuni amici a Cagliari e ci avviamo alle macchine. Così si parte, in data 27/06/’19, direzione Ogliastra!

Percorriamo la 125 senza particolari imprevisti… Alle ore 15 pausa viaggio a Tertenia. Arrivo a Osini circa mezz’ora dopo. Abbiamo viaggiato per un paio d’ore e nelle ore più calde del giorno!

Distribuzione delle magliette e sistemazione nelle camere alle 17 circa. È interessante il nostro abbigliamento: maglietta, pantaloni e scarpe da trekking, cappello e zaino e rigorosamente con gli occhiali da sole!

Infatti tutto deve essere pronto per l’indomani… 

Incontro all’anfiteatro dell’albergo “Scala San Giorgio” con consegna dei gruppi di marcia i cui nomi rappresentano i paesi che hanno sponsorizzato la manifestazione (Gairo, Perdasdefogu, Jerzu, Osini, Ussassai, Ulassai e  Tertenia).

Cena a Ulassai di fronte all’opera di Maria Lai “Il volo del gioco dell’oca”. Ottima cucina ogliastrina!

Rientro a Osini intorno alle 23:30.

La mattina del giorno dopo colazioni a piano-terra e partenza prevista per le 8:30.

Arrivo a Ulassai alle 9 passate, direzione Jerzu, zona tacchi. Il percorso in macchina comprende panorami con vegetazioni lussureggianti;

Arrivo alla base del percorso,  predisposizione dei gruppi e partenza alla volta del tacco di Jerzu.

Marciamo con una certa costanza, facendo delle pause all’ombra, di mezz’ora in mezz’ora. Durante le pause cerchiamo di cogliere il momento più opportuno per fare qualche intervista flash…

Effettivamente fa molto caldo e ogni precauzione è d’obbligo.

Abbiamo un  percorso in salita e raggiungiamo l’altitudine di circa 900 mt, in punta al tacco!

Facciamo poi la discesa che alcuni percorrono sino al punto di ripidità massima.

L’appuntamento è nei pressi della base/punto di partenza a Jerzu, esattamente in una radura dove è presente una pineta di fronte alla Chiesetta di Sant’Antonio.

Qui pranziamo sobriamente mentre si diffonde la notizia di una scomparsa; manca infatti all’appello una persona!

Viene informato anche dott. Alessandro Coni e si avviano le ricerche. Nonostante ciò si pensa di fare ugualmente la plenaria per riflettere sugli avvenimenti.

Il momento aggregativo che abbiamo trascorso in pineta ha una coloritura speciale in quanto ha consentito un’ esperienza di gruppo unica per coesione: non una voce ha espresso pessimismo senza riserve o abbandono degli ideali di trekking. L’atmosfera certamente incrinata si è comunque mantenuta in equilibrio grazie al suono di chitarra e i canti all’aperto. Sono attimi culturali e corali, se dobbiamo credere che la musica sia un ingrediente fondamentale  di queste riunioni in aperta montagna. Durante la  plenaria interventi che palesano la forte motivazione nei confronti del trekking per quanto le ricerche continuino senza risultati… Si parla di disciplina comportamentale da assumere durante il percorso, del senso di comunità durante le difficoltà, della psichiatria che si fa anche fuori dei laboratori… Dottor Alessandro Coni: “Chi vuol stare comodo non sarà mai libero”.  Conclusione della plenaria con un canto corale: “Bella ciao”.

Durante la cena al ristorante Check-in giunge la notizia del ritrovamento del disperso ed è euforia generale!

La mattina seguente cambio di programma; era infatti previsto il trekking in località Perd’e Liana ma, per il troppo caldo, si programma la marcia a Ussassai.

Si raggiunge una prima zona ombreggiata dopo un tratto di strada lungo un vecchio binario.

Troviamo una fonte, ricarichiamo e poi riprendiamo il cammino, finché non si raggiunge una radura all’ombra. Lì tra tavoli e panche di legno, ci fermiamo per una sosta. Nel pomeriggio partecipiamo ai gruppi di terapia…l’ombra data dal fitto della boscaglia e il fresco del ruscello si animano di una luce nuova. Serata che chiude in positivo; stavolta tutto è andato bene!

Rientro a Scala San Giorgio per il meeting serale.

Cena nei pressi della fonte. L’ accoglienza è deliziosa e le pietanze lo sono altrettanto… incontro con il territorio, i suoi abitanti, la cucina, la cultura. Si parla tra di noi  e con alcuni componenti lo staff della protezione civile, di interventi perigliosi e avventure inenarrabili.

Serata musicale con gli Shardafrica all’anfiteatro sino a notte fonda. Se è vero che l’incontro informale con l’opera di Maria Lai, con musica di accompagnamento, è stato un momento molto aggregativo, l’ultima serata lo è stata altrettanto!

Arriviamo infatti all’anfiteatro durante la popolare danza del ventre e rimaniamo seduti per pochi istanti, ormai coinvolti da un ritmo africano che non dà tregua!

Il giorno dopo con la plenaria si chiude  il trekking “Sentieri di libertà”.

Ci salutiamo ripercorrendo assieme momenti difficoltosi e attimi bellissimi e indimenticabili.

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Post Author: Stefano Spiga

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