Ice, pop art, reality and soda: la provocazione in mostra

Il cuore pop colora la banalità del quotidiano. E trasforma anche il reality in arte. È questo il filo rosso della mostra Reality show che unisce oltre 50 lavori di 36 artisti, esposti all’Exmà di Cagliari dall’11 aprile al 16 giugno 2019.

Oggetti di vita quotidiana sono accostati per creare un nuovo significato. Le opere sono ironiche, paradossali, spesso provocatorie. Così in Morto in partenza, la combinazione di una bara con il motore di un motoscafo e un mappamondo racconta il viaggio dei migranti sulle carrette del mare. Dall’emigrazione alla guerra, dalla globalizzazione al terrorismo, si gioca con simboli e immagini, reinterpretati in chiave pop.

Il muro poco distante dall’ingresso cattura subito lo sguardo del visitatore: in una grande affissione una donna col velo fronteggia un soldato. L’opera, senza titolo, è stata realizzata nel 2010. È un acrilico su carta, la stessa tecnica dei cartelloni pubblicitari. L’artista torinese Br1 rappresenta la donna che si oppone alla guerra e rende omaggio allo stile fumettistico di Lichtenstein.  Mentre la si guarda, il pensiero va alle donne palestinesi che avevano sfidato i soldati israeliani, nella striscia di Gaza.

Non può poi passare inosservata la Louis Vuitton Army di Daniele Alonge. Un elmetto americano originale della seconda guerra mondiale è stato dipinto di vernice dorata. È stato poi decorato con i motivi-simbolo del brand. Un modo per ironizzare sul marketing della guerra.

Nella seconda sezione trovano spazio i temi classici della pop art: il consumismo, il cibo e la sua ossessione, ma anche il sesso e la pubblicità.

Demelza Spiga gioca a rappresentare i clichè della comunicazione in Have a Coke. Una ragazza, che sembra uscita da un manga, siede al bancone di un bar con il bicchiere in mano. Aspetta qualcuno e sembra invitare proprio l’osservatore a sedersi accanto a lei. Il posto è vuoto ed è già pronto un bicchiere di Coca Cola.

La critica alla società dei consumi è un po’ ovunque. C’è Il trash burger, fatto col copertone di un’auto e Il pomo d’oro, entrambe di Alessio Carrucciu.  Il grande pomodoro dorato, simbolo della dieta mediterranea, evoca qui il mito del pomo della discordia, ma anche le speculazioni sul prezzo dei generi alimentari.

Tutto è in vendita, sembra dirci Franco Angeloni nell’installazione The Super Genetic Market. Possiamo essere quello che vogliamo, marxisti, di successo, fedeli, misantropi. Basta fare l’acquisto giusto.

Proseguendo nel percorso, la riproduzione incorniciata di una lattina di Campbell’s soup strizza l’occhio all’opera di Warhol, mentre sono del tutto assenti le serigrafie di personaggi famosi.

La Sala delle Volte dell’Exmà è stata trasformata per l’occasione nella riproduzione di un grande loft. L’allestimento era ispirato alla Silver Factory, la fabbrica dell’arte, dove Warhol produceva le sue opere. È stato creato uno stanzino in cui fotografarsi o farsi fotografare: una sorta di “confessionale”, come nei reality show, dove avere i famosi 15 minuti di celebrità, teorizzati proprio da Warhol. I visitatori erano invitati a condividere il proprio scatto sui social, utilizzando l’hashtag #realityshowexma. Purtroppo le presenze sono state scarse e la mostra non ha riscosso il successo di pubblico che ci si aspettava.

Le opere sono parte della collezione Bartoli-Felter, una Fondazione impegnata dal 2003 a promuovere la creatività contemporanea, in particolare i giovani artisti sardi.

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Post Author: Stefano Spiga

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