La sofferenza mentale nel periodo del Nazifascismo

“Non è importante tanto il fatto che in futuro ci siano o meno manicomi e cliniche chiuse, è importante che noi adesso abbiamo provato che si può fare diversamente, ora sappiamo che c’è un altro modo di affrontare la questione; anche senza costrizione”.
Franco Basaglia

 

A cura della redazione. Era il 13 Maggio 1978, la “legge Basaglia” dispone la chiusura dei manicomi a conclusione di un passato dal quale non si può che andare avanti sulla strada della dignità. Si giunse a un rifiuto dei metodi, dei luoghi, delle concezioni, consolidati in due secoli di pratica manicomiale. E’ costante l’esigenza di voler dare spunti e riflessioni sui rischi di una visione distorta della realtà anche in questa epoca attuale, nella quale sorgono, ancora purtroppo, meccanismi di discriminazione ed emarginazione delle persone affette da disturbi mentali, disabilità psichiche, diversa etnia e religione, innescati da ignoranza e pregiudizi.
Tutto questo ed altro ancora lo ritroviamo alla mostra itinerante sul ventennio fascista e la seconda guerra mondiale. Esposizione che ha già avuto successo in diverse città italiane e all’estero. La mostra si è tenuta a Cagliari per tutto il mese di Novembre 2018 nell’Aula Rossa della Cittadella dei Musei, organizzata dal Professor Bernardo Carpiniello direttore della Clinica di Psichiatria di Cagliari e Presidente della Società italiana di Psichiatria con la collaborazione della Società tedesca di Psichiatria, Psicosomatica e Psicoterapia, nonché dal Netforpp.
Il periodo storico illustrato dalla mostra parte dal 1939, quando ebbe inizio la cosiddetta operazione T4, un programma segreto di eliminazione sistematica delle persone con sofferenza psichica. Tale periodo registrava una grave crisi politica: nascevano nuove teorie sulla sperimentazione medico-scientifica, quali ad esempio l’Eugenetica, una concezione politica, sociale e scientifica che promuoveva la riproduzione di soggetti socialmente desiderabili e preveniva quella di soggetti indesiderabili attraverso, ad esempio, l’aborto e l’infanticidio.
Attorno al 1930 una grande crisi economica toccò la Germania creando tanti problemi quali disoccupazione e calo della produzione; per questi motivi la popolazione era fiduciosa nella nascente politica nazista, caratterizzata da un esasperato nazionalismo e dall’avversione verso gli stranieri.

Per tale motivo vennero promulgate nel 1938 le Leggi Razziali, conseguenza della diffusione e accettazione sociale delle teorie a sostegno dell’ Eugenetica che fu la causa delle deportazioni nei campi di sterminio nazisti. Ciò avvenne anche in Italia con il consenso delle autorità. Fu la morte per migliaia di deportati. Nei campi di sterminio oltre 400mila persone subirono la sterilizzazione coatta e 70mila furono uccise nel corso del programma Aktion T4. Furono genocidi con l’intenzione di distruggere gruppi nazionali, etnici, razziali, religiosi.

Nel corso di tali azioni repressive, anche gli ospedali psichiatrici vennero presi di mira e bombardati, uccidendo decine di migliaia di ricoverati.
Negli anni Venti, la psichiatria si avvicinò all’ideologia fascista sostenendola convintamente poi negli anni Trenta.
Viene affermata l’esistenza e la superiorità della cosiddetta “razza ariana” della quale farebbe parte anche quella “italiana” . Secondo tali teorie, anche in Italia erano state messe le basi per i provvedimenti legislativi noti come Leggi Razziali che avrebbero oppresso e limitato la vita degli ebrei italiani. Furono esclusi, infatti, dalla vita pubblica, professionale e sociale (vennero ad esempio impedite le unioni in matrimoni misti).
A causa di queste leggi molti psichiatri e operatori sanitari persero il lavoro; nel 1943, con l’occupazione tedesca, molti di loro, persero anche la vita.

In Italia, dieci anni prima era arrivata la crisi economica che portò alla nascita del Fascismo e quindi, ad una dittatura caratterizzata da acceso nazionalismo, antisemitismo e repressione del “diverso” (attorno al 1940, 300 pazienti dell’ospedale psichiatrico di Trento, furono deportati in Germania). Tali ideologie portarono alla persecuzione di milioni di vite ritenute indegne di essere vissute, indesiderabili, considerate colpevoli di rendere la nazione debole e impura; i cosiddetti “elementi degenerati”. Al contrario, la nazione doveva crescere forte, in uno status di potenza, selezionato e razzialmente puro.

In questo contesto persecutorio e controverso, anche gli psichiatri arrivarono a proporsi per selezionare gli arruolamenti dell’esercito. Secondo i loro studi alcune malattie psichiatriche avevano basi costituzionali, riscontrabili da determinate caratteristiche fisiche dell’individuo.

“Schedati, perseguitati, sterminati”: questo è il titolo della mostra attualmente in esposizione a Milano presso il Palazzo di Giustizia per proseguire poi il suo itinerario verso Udine.
La mostra racconta quello che è successo in Germania e, in misura minore, in Italia durante il periodo nazista, ai malati psichici. Oggi si chiama “Stigma” ossia “Marchio”. Si pensa con pregiudizio che i malati psichici siano pericolosi. Un concetto assolutamente sbagliato secondo Bernardo Carpiniello.

E’, invece, la logica del diverso che ci deve far riflettere, ovvero l’essere meravigliosamente unici e al tempo stesso uguali. È una ricchezza derivante dallo scambio reciproco che ci stimola all’accoglienza e al superamento delle paure.
È nell’incontrarsi e nel riconoscersi che possiamo scoprire che le potenzialità dell’altro e le nostre sono il modo migliore per crescere insieme.

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Post Author: Stefano Spiga

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