Alla ricerca di grandi orizzonti

A cura della redazione. Luca Cuomo, Ulisse dei giorni nostri; come porto, decine di paesi pronti ad accogliere il nostro giovane viaggiatore nell’impresa di percorrere a piedi l’intero perimetro della Sardegna. Come nave, un carretto porta bombole per i pochi bagagli, come casa una tenda. Quasi cento giorni di viaggio in economia, puntando sulla disponibilità delle persone incuriosite dalla storia del suo viaggio.

Noi della redazione abbiamo pensato bene di intervistarlo, invitandolo nella nostra sede a Selargius: ci è apparso un ragazzo umile, semplice e solare.

Luca, cosa ti ha spinto ad intraprendere questo viaggio a piedi? “Non avevo un progetto, il mio intento era camminare. Ho iniziato per gioco, per conoscere il mare, per girare la Sardegna: partendo dalla località di Terramala  raggiungevo  a piedi le località di  Mari Pintau, Torre delle stelle, Solanas e poi… ho iniziato a chiedermi cosa ci fosse dopo”.

In quanto tempo hai portato a termine  il tuo viaggio? La tua impresa ? “Innanzitutto ci tengo a precisare che la mia non è stata un’impresa, ci sono tante persone che utilizzando ogni mezzo compiono questo tipo di viaggio.  Il mio è iniziato in primavera ed è terminato in piena estate, dopo 99 giorni”. Ho iniziato dalla costa ma in futuro vorrei percorrere ed esplorare l’interno della Sardegna. Percorrevo in media 20/30 km a volte anche 8 /10 km in base alle difficoltà altimetriche e climatiche in genere”.

Luca, hai portato con te del denaro? Un telefono? : “Avevo una piccola riserva di denaro che avrei utilizzato esclusivamente per le urgenze, ma poi, grazie all’ospitalità di alcune persone, non è stato necessario usufruirne. Ho chiesto ospitalità a chiese, salesiani, campeggi, privati cittadini, Bed and  breakfast. Gli abitanti della costa orientale sono stati molto ospitali nonostante fossi all’inizio dell’avventura. Avevo con me il telefono che mi è stato utile per fotografare e quindi documentare il viaggio”.

La tua famiglia, come ha vissuto il tuo progetto? “ Mia madre ha pensato fosse pura follia, mentre mio padre è rimasto più tranquillo. In seguito però mia madre ha iniziato a seguirmi su Facebook e condividere  la pagina anche 3 volte al giorno”.

Come ti sei sentito prima, durante e dopo il viaggio? : “Prima di partire e durante i primi giorni mi sentivo un po’ impaurito; non vedevo l’ora di realizzare il giro della Sardegna, e negli ultimi giorni ho sperato che il viaggio non finisse mai cercando di tirarla per le lunghe. Ora ho accettato che l’esperienza  si sia conclusa” .

Il viaggio ti ha riservato delle sorprese? “Il viaggio in se é stato una sorpresa e me l’aspettavo molto diverso. La tenda l’ho usata meno di quanto previsto, poiché questa è stata piacevolmente sostituita dall’ospitalità che ho incontrato per strada”.

Durante il viaggio, di cosa ti sei cibato? “Piccoli doni dai venditori di frutta e verdura, dai proprietari dei bar e panettieri; il cibo non mi è mai mancato, mangiavo quando avevo fame, ma non sempre è andato tutto così liscio. In un’occasione mi è stato negato un semplice bicchiere d’acqua apostrofandomi con dell’accattone. In un’altra circostanza, ho ricevuto ospitalità in un capanno di pescatori i quali mi hanno offerto cibo e riparo dal sole cocente. Mentre i pescatori lasciavano la baracca per andare a lavoro, un altro signore s’avvicinava e, scambiandomi probabilmente per un migrante, mi diceva: ‘è finita la pacchia, questa è la mia terra!’, invitandomi poi ad andar via bruscamente con uno spintone”.

Luca, c’è stato un momento di crisi? Un momento in cui hai pensato di mollare? “Seriamente no, ogni volta che pensavo di mollare abbandonavo subito questa idea e continuavo a camminare”.

Ti sei sentito solo? Hai avuto paura? “I primi giorni sono stati i più difficili, a Galtellì, nei pressi di Orosei, dove ho lasciato il cuore, sono stato bloccato da un’allerta meteo: è stata la prima volta che mi sono fermato. La stessa situazione è capitata ad Alghero. Mi sono sentito solo ma la paura vera e propria non l’ho mai provata. Il momento in cui ho avuto un po’ di paura è stato tra Capo Coda Cavallo e Porto San Paolo, quando sono comparsi i primi sintomi di un’intossicazione alimentare. Il primo luogo in cui mi sono recato in cerca d’aiuto è stata una chiesa, che ho trovato chiusa. Lasciata la chiesa ed il carretto con l’infondata paura potessero rubarmelo, ho continuato a chiedere aiuto a chiunque incontrassi per strada, invano. Finalmente,  ritornato in chiesa e ritrovando il mio bellissimo carretto, trovai il portone spalancato. Qui, un uomo di nome Bernardino, appresa la mia situazione, con serafica calma mi indicava la sua casa. Accolto, rifocillato con del riso in bianco ed un filo d’olio e limone, mi trovò una sistemazione in paese . Il giorno successivo andai dal signor Bernardino dandogli una mano in qualche piccola faccenda per ricambiare il suo gesto; sono stato molto felice di quest’incontro.

Con questo viaggio ti sei  perso o ritrovato? Cosa cercavi? “Forse potrei dire di essermi ritrovato in quanto perso…  cercavo l’ospitalità della gente. Ora penso a un prossimo viaggio,nell’entroterra della Sardegna, mi sento attratto dalla cultura del territorio, dal folklore. Diversamente dal primo, almeno nella prima fase, sarà completamente privo di mezzi, e poi chissà …

Percorrere la Sardegna a piedi equivale ad una riflessione, siamo uomini fatti di materia e di spirito che desiderano incontrarsi e superare i propri limiti. Ci auguriamo che Luca Cuomo continui la sua ricerca attraverso nuove esperienze; così è la vita: un divenire, un passare ad una condizione diversa, un orizzonte nuovo da esplorare.

 

 

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Post Author: Stefano Spiga

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