Castello, cuore della città

A cura della redazione web. Ai Pisani concessi assieme a mio marito l’investitura della mia terra da quella svanita e stolta che ero, dimentica del mio primo giuramento, per le richieste dello stesso causale, diedi pure ai Pisani un colle e le sue adiacenze, nel quale colle essi si costruirono un castello potentemente fortificato che costituiva un pericolo ed una minaccia d’occupazione per il mio regno e l’intera Sardegna.
Lettera di Benedetta figlia del marchese Guglielmo di Massa,
sovrana del giudicato di Cagliari al Papa Bonifacio III

Nel 1216 i Pisani costruirono infaticabilmente le mura, le case e la prima chiesa di Santa Cecilia e chiamarono la fortezza Castrum Calari. A Castello nasce la vera storia di Cagliari per questo non è solo un insieme di pietre calcaree ma è sentimento, la storia qui nasce non per mera burocrazia ma è fatta di intenti, paura, brama, potere. Pisa qui costruì le più belle torri d’Italia conquistando con una politica mercantile i cagliaritani, abituati ai fasti Bizantini e giudicali. Ma Castello fu rocca di militari, burocrati, nobili, servi, tutti stranieri dove ai sardi era perfino vietato fino al 1500 di trascorrervi la notte.
Il quartiere di Castello rappresenta anima e cuore della città di Cagliari, il più antico centro storico fondato dai Pisani nel tredicesimo secolo.
Un dì di questi, percorrendo viale Buoncammino, costruita per volere della famiglia reale dei Savoia, vengo rapita da una vista mozzafiato su tutta la città di Cagliari. Qui ci si può rigenerare e trovare un po’ di ristoro all’ombra di maestosi pini secolari. Attraversando il viale alberato raggiungo l’ingresso della fortificazione, Porta Cristina, realizzata come accesso al castello nel 1825 da Carlo Pilo Boyl di Putifigari. Camminando lungo le vie del quartiere, mi imbatto in un bellissimo borgo ricco di piccoli vicoli, corti medievali, torri e fortificazioni. Qui vengo attratta dagli scorci offerti dai muri, spesso costruiti con pietre calcaree o tufo, invecchiati dal tempo e ravvivati dai colori dei panni stesi sulle stradine strette, un tempo attraversate dai carri, oggi animate da negozi, locali e botteghe.
Un altro accesso alla città, l’unico durante il periodo di dominazione pisana, era la torre di San Pancrazio, edificata a scopi difensivi. Mi trovo in piazza Indipendenza ed in questa parte del quartiere dal passato e presente inquietante, si narra di presenze misteriose che rievocano lamenti e preghiere dei detenuti torturati e uccisi nei suoi sotterranei. Sono ladri, stupratori, assassini, delinquenti, oppure innocenti che subivano ogni sorta di sevizie fino al sopraggiungere della morte.
Giungo in Piazza Arsenale dove è possibile accedere alla Cittadella dei Musei, moderno polo museale. Dappresso ecco piazza Palazzo così chiamata per la presenza del Palazzo del Governo Reale, eretto nel 1769. La piazza è rettangolare e dominata dall’imponente Cattedrale di Santa Maria la cui facciata in stile Romanico-Pisano è ispirata al prospetto del Duomo di Pisa. Al suo interno, si ha la sensazione immediata della sua ricchezza fatta di ornamenti, marmi e dipinti che lasciano quasi senza fiato. Di grande rilevanza l’originale Cripta sotto il Presbiterio.
Per amare Castello è necessario percorrere le strade a piedi e fermarsi ad ogni angolo per scorgere nelle pietre, nelle lapidi, nelle scritte, sui muri, le linee della memoria dove nulla può essere ignorato. Ciò che sul colle resiste si sente nell’aria come fremito di vita e non si dimentica. Perdersi e visitare bar e localini che si affacciano nelle piazze che danno spazio e respiro a una città culla della pittoresca, antica e remota “Castedd’e susu”.
Eccomi in Piazza Palazzo dove scorgo il Palazzo Regio o Viceregio, edificio storico e antica residenza del rappresentante del re durante le dominazioni aragonese, spagnola e sabauda, attualmente sede della prefettura della città di Cagliari.
Procedo ed in via Santa Croce vedo il Ghetto degli Ebrei. Una caserma edificata in epoca Sabauda per volontà del Vicerè. Alla fine del XIX sec. la caserma diventò realmente un piccolo “Ghetto” all’interno del quale trovarono alloggio diverse famiglie povere. Restaurata, ospita il centro culturale conosciuto come il “Ghetto degli Ebrei”.
Guardando le architetture dei palazzi, delle chiese e dei cortili ho la sensazione che a Castello l’arte sia nell’aria; c’è una stretta relazione fra i suoi odori, i suoi colori, i toni sverniciati e sbucciati e i suoni, i rumori che sento; osservo poi con occhi rapiti, le profondità di una storia ancora viva. Nel cuore pulsante di un quartiere non ancora perduto, l’odore intenso, acre e penetrante delle viuzze, misto al profumo proveniente dalle case, rende l’aria viva e frizzante.
Sul bastione di Santa Croce, nello spazio delimitato dall’omonima via, pare che all’epoca della dominazione aragonese della città, nel XIV sec., gli spagnoli misero in atto il coprifuoco all’interno delle mura di Castello. Per segnalare la chiusura delle porte, veniva suonato un corno, da qui il detto “ bogaus a son’e corru” (cacciati al suono del corno) per allontanare i cagliaritani affinché non disturbassero, al calar della sera, il riposo dei nobili. Si narra che i corpi dei trasgressori giustiziati venissero gettati dal Bastione di Santa Croce al grido di “stai in pace” da cui si presume abbia origine il nome del quartiere Stampace.
Uno sguardo dal bastione di Santa croce ed ecco la seconda torre Pisana, la Torre dell’Elefante, eretta nel 1307. Il suo portale antico è ancora intatto e all’interno si può ammirare il piccolo elefante, scultura che dà il nome alla torre stessa.
La Porta dei Leoni segna il passaggio dal quartiere di Castello a quello di Marina. Posta in via San Giovanni Spano oggi è possibile ammirarne solo un piccolo scorcio: i due Leoni affissi nella facciata rappresentano l’accesso meridionale al Castello; fu costruita dai Pisani nello stesso contesto difensivo della Torre del Leone poi denominata erroneamente dell’Aquila.
La Torre di San Pancrazio, che si erge fino a 130 metri di altezza dal livello del mare, domina tutta la città e offre dalla sua sommità uno degli spettacoli più belli che la città possa esibire: una emozionante vista a 360° gradi.
Accanto alla Porta dei Leoni, intravedo la meravigliosa terrazza Umberto I o Bastione San Remy, una delle fortificazioni più importanti di Cagliari (costruita in pietra forte un calcare bianco e giallo), il cui nome deriva dal primo Vicerè piemontese Filippo Guglielmo Pallavicini, barone di Saint Remy.
Forse ho dedicato poco tempo, poiché la storia va respirata all’infinito, forse avrei dovuto colloquiare con i custodi ancora rimasti, i personaggi più anziani con i loro aneddoti e curiosità da raccontare. E’ mancato l’aspetto umano, essenziale per comprendere ogni cosa, ritornerò con occhi diversi per vivere e sperimentare ciò che ancora non ho compreso. Castello è rifugio della memoria: oggi mura deserte ed un inquietante silenzio misurato dal vento lo accompagna scandendo gli attimi che lo separano dall’eternità.

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Post Author: Stefano Spiga

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